Patrizia Cattaneo


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Una testimonianza di liberazione

Santi esorcisti > P. Matteo d'Agnone

UNA TESTIMONIANZA DI LIBERAZIONE
DAVANTI ALLA TOMBA
DI PADRE MATTEO D'AGNONE


Nella foto: la tomba di Padre Matteo d'Agnone a Serrracapriola (FG)

La signora Geneviève, dalla Francia, ha inviato questa testimonianza che pubblico volentieri a gloria di Dio e per la causa di Padre Matteo d’Agnone.
“Prima di partecipare con mio marito al pellegrinaggio presso la tomba di Padre Matteo d’Agnone, a metà dicembre 2009, ero stata per due volte da un esorcista. Infatti da tre anni sono vittima di attacchi malefici che mi provocano una sensazione di bruciore su tutto il corpo. Quando l’esorcista mi imponeva le mani, cadevo al suolo e nei giorni seguenti provavo un certo sollievo, ma l’effetto non era duraturo. Nove giorni prima del pellegrinaggio in Italia, avevo iniziato a recitare le litanie a Padre Matteo d’Agnone, insieme al santo rosario. Sull’autobus, in direzione di Serracapriola, continuavo a recitare le preghiere a Padre Matteo, per chiedere la liberazione. Giunta in chiesa, io e mio marito abbiamo appoggiato le foto dei nostri cari sulla pietra tombale di padre Matteo, in posizione verticale. Quando abbiamo tolto le mani, alcune foto sono rimaste incollate alla tomba, sfidando la forza di gravità: erano quelle delle persone che avevano più bisogno di preghiere, cioè mia madre, operata di tumore, e mia figlia in crisi adolescenziale. Le foto delle altre persone invece non sono rimaste attaccate.

Mio marito ed io bbiamo appoggiato ancora un attimo le mani sulla tomba per pregare. Quando lui si è staccato, ho cercato di seguirlo, ma le mie mani sono rimaste incollate alla tomba per almeno un minuto. Ho sentito una sensazione di pace e di liberazione, ho iniziato a piangere, infine le mie mani si sono staccate, ho perso le forze e sono scivolata dolcemente al suolo, come se qualcuno dietro di me mi sorreggesse. Per terra, sono riuscita a stringere con la mano la base della croce che si trova sull’altare, perché ero lucida e pregavo. Poco dopo un Padre del convento è accorso e mi ha aiutato ad alzarmi, dandomi la sua benedizione. Al mio rientro a casa ho constatato un netto miglioramento. Ogni giorno, dopo il rosario, recito la preghiera di liberazione a Padre Matteo d’Agnone e desidererei fare un ritiro nel convento di Serracapriola».

Noi che abbiamo visto la scena ci siamo un po’ allertati quando Geneviève è rimasta attaccata alla tomba e ha cominciato a singhiozzare forte (segno di liberazione). Poi è caduta gradualmente, come svenuta. Poiché padre Cipriano quel giorno partecipava a un ritiro, e non era con noi, mi sono sentita smarrita, perché non sapevo che pesci pigliare e non c'erano altri esorcisti a cui chiedere aiuto. Allora abbiamo iniziato a recitare il rosario e siamo corsi a chiamare padre Antonio, che ci aveva fatto da cicerone al convento. E' arrivato immediatamente e l’ha benedetta, aiutandola a rialzarsi.

La signora che vende i ricordini all'ingresso della chiesa, non si è mostrata per nulla meravigliata. “Sapesse quante ne vediamo qui!”, ha affermato senza scomporsi. Il giorno dopo Geneviève ha incontrato di nuovo un esorcista che l’ha benedetta, ma stavolta non ha più avuto la minima reazione. “Come mai Padre, con lei non reagisce come davanti alla tomba di padre Matteo?”, gli ho chiesto, ben conoscendo la risposta. E francamente ha ribadito: “E’ ovvio, lui è un santo!”.


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